Isidoro, l’ultimo pastore scannese sugli stazzi

Isidoro lo devo raccontare in maniera personale. E’ quasi impossibile immaginare un personaggio come lui solo descrivendo chi è, cosa fa, cosa ha fatto. Isidoro credo possa essere raccontato solo dopo averlo vissuto, solo dopo esserci stati insieme per alcune sere, averci parlato, aver ascoltato le sue storie, averci brindato, riso ed essersi lasciati andare verso la sua vita. Altrimenti non si riesce neanche lontanamente ad entrare in ciò che è stato il suo passato in mezzo ai monti. Non si riesce ad arrivare a quel feeling, a quella connessione che ti prende e ti porta indietro, poi al presente, poi ancora indietro di una vita semplice, di una vita di racconti di montagna, di greggi, di formaggi, di tempi andati che lui però continua a vivere come se fossero ancora lì.

Provate a pensare proprio a questo. Ci ripetiamo sempre che i tempi sono cambiati, che una volta si stava meglio, che il mondo lo stiamo distruggendo, che la vita è difficile, lo smog, le pandemie.

Isidoro ha fatto una scelta: continuare a vivere la sua vita come ha sempre fatto. Non rinuncia, per nessuna ragione al mondo ai suoi mesi allo stazzo Ze Mass (Zio Mass), sotto il Monte Godi.

Un piccolo rifugio in una stupenda piana alle pendici del Monte Godi, prima di entrare nel cuore del PNALM. Isolato si ma non così tanto. A circa 3km dalla strada asfaltata che da Scanno porta a Passo Godi, tutti gli anni il nostro pastore abbandona l’asfalto e si “abbandona” alla quiete dei monti. Riorganizza lo stazzo in maniera semplice, molto semplice e ci passa 4/5 mesi. Non c’è un giorno preciso, un mese preciso. Il tempo lo scandiscono le stagioni: “Da aprile sono pronto. Appena le nevi si sono quasi completamente sciolte, comincio a portare ciò che mi serve allo stazzo con la mia ferrari (il suo pandino 4×4 rosso). Poi appena le temperature per il gregge sono più miti salgo. Quando me ne vado? Quando arriva la prima neve. Se arriva a settembre devi scendere per le pecore non possono rimanere al freddo e senza poter brucare”.

In dialetto abruzzese, che ho imparato ad interpretare, mi lascio trasportare in questa alternanza di stagioni. Di sole, neve, freddo. Temporali, tuoni, fulmini su allo stazzo.

Da solo, con le sue 150 pecore e suoi 11 pastori abruzzesi e maremmani che obbediscono al richiamo di Mario, il capo branco, che gestisce e muove le pedine, 24 ore al giorno intorno al gregge. E’ terra di orsi e di lupi il PNALM, una disattenzione potrebbe costare cara in termini di perdite. Il nostro primo incontro fu durante un’escursione organizzata con le nostre e-bike.

Due ragazze avevano deciso di vivere questa esperienza. Avevano deciso di andare a conoscere Isidoro.

Insieme a Claudio, scannese, saliamo al passo e poi tramite la strada forestale arriviamo allo stazzo. I cani sentono il nostro incedere al tramonto verso lo stazzo e avanzano minacciosi.

Isidoro li tranquillizza, Claudio conosce i cani, le ragazze sembrano tranquille, io anche. Sono già completamente immerso nella pace dell’escursione senza immaginare quanto sarà emozionante l’esperienza. L’abbraccio è caloroso, per tutti. Il fuoco comincia a sfregolare, le braci sono pronte.

L’aria è già frizzante in altura ed è meglio stare all’interno dello stazzo, piuttosto che fuori. Il tempo di ambientamento è pari a zero. L’aria è festante, si parla si racconta tra un bicchiere di vino, una salsiccia sulla brace, una fetta di pane con olio locale e fette di formaggio del pastore che tutte le mattine munge le pecore e sforna forme di formaggio.

Si vivono attimi di vita pura, senza dover fare chissà quale viaggio. Il viaggio è nei racconti, nelle risate a squarciagola, nei brindisi, in un abbraccio sincero verso un uomo che dà tutto quello che ha per farti sentire a casa. E capisci che ci vuole poco per vivere una vita diversa. Uno rifugio di montagna, una branda, un camino, l’attrezzatura per poter fare il formaggio.

Una piccola cucina, qualche litro di vino. E l’acqua? “Che devo farci con l’acqua? I serbatoi sono per le pecore e i cani, a me non serve.” Vedi riflessi negli occhi delle ragazze emozioni che forse nella vita frenetica di città non si possono comprendere. Ogni anno da quasi 50 anni, Isidoro sale allo stazzo. Giornalmente portano viveri da Scanno e ritirano il formaggio giornaliero.

“Quest’anno ho avuto un abbassamento di voce e mia moglie una mattina si è presentata allo stazzo col dottore. Era preoccupata. Calcolate che in 50 anni, qui io l’ho vista si e no 3 volte. Tornavo dal pascolo e man mano che mi avvicinavo allo stazzo capivo che c’era qualcuno ad aspettarmi. Mai però mi sarei aspettato il dottore. Lo avevano portato fino a qui in 4×4 per me. La visita è durata qualche secondo, tempo di accendere una sigaretta e salutarli.”

Qualcuno può immaginare una vita dura.

Probabilmente lo è.

Il freddo, la solitudine, le tante cose alle quali pensare da solo in mezzo ai monti. La domanda che mi venne spontanea fargli fu se mai avesse rinnegato la scelta di fare quella vita. Lui che a poco più di 20 anni decise di andare a lavorare in Germania.

“Tornai dopo poco più di un mese. Non era la mia vita. Sentivo la mancanza della mia terra, dei miei monti, di Vincenzina. Tornai e mi sposai. Da quel giorno a casa comanda lei, ma io sono contento così. Non vedo l’ora arrivi la primavera ogni anno per poter tornare allo stazzo”.

Non riesco a dargli torto.

Non riesco ad immaginare una vita diversa per Isidoro.

E noi, che viviamo le nostre vite come se fossero uniche e belle dovremmo semplicemente imparare a vivere e godere delle cose più semplici.

Ecco, se volete capire come si fa, le notturne da Isidoro presto riprenderemo a metterle in calendario.

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